Agriturismo in Sicilia - Gabilia

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Geologia della Sicilia centrale

di Nino Argentati

Un'introduzione alle caratteristiche geologiche, idrogeologiche, morfologiche e climatiche della Sicilia centrale (bacino di Caltanissetta)

Introduzione

Il presente lavoro non vuole essere uno studio geologico approfondito dell'area ma, bensi', una presentazione generica del territorio, la quale, per sua stessa natura, non puo' comunque prescindere dalla storia geologica della regione.

E' per questo motivo che troverete in esso molti spunti di geologia che dovrebbero aiutare nella comprensione della storia evolutiva dell'area e, quindi, in definitiva della tipologia dei terreni presenti nel circondario nisseno.

Lo studio e' stato svolto in un area dell'entroterra che viene comunemente identificata come "fossa di Caltanissetta".

Poiche' il lavoro e' indirizzato ad un pubblico di non esperti del settore cerchero' di utilizzare una terminologia meno consona alla geologia e quindi piu' facilmente comprensibile anche da parte di chi, non coltivando la passione per lo studio delle scienze della terra, potrebbe trovare qualche difficolta' a comprendere termini troppo tecnici.

Non me ne vogliano pertanto i colleghi geologi che dovessero imbattersi in questo "excursus multimediale" sulla geologia siciliana.

Cenni storici

Resti fossili nelle biocalcareniti di Capodarso

Resti fossili nelle biocalcareniti di Capodarso.

La formazione di una vasta zona di depressione, ubicata all'incirca in quella che oggi e' identificata come la Sicilia centrale, si deve attribuire alla fase tettonica Miocenica del Tortoniano. In questa fase si accavallarono alcuni lembi di terra gli uni sugli altri, venendo a costiture l'odierna catena appenninica siciliana. Conseguentemente a questo fattore una vasta zona disposta immediatamente a Sud degli Appennini Siciliani subi' una violenta depressione. Si formo' pertanto una zona di accumulo, successivamente identificata col termine di "Fossa di Caltanissetta", la quale fu in seguito colmata con i prodotti di smantellamento derivanti dall'emersione della catena appenninica.

Contemporaneamente a questo fenomeno si ebbe una chiusura del bacino del Mediterraneo in prossimita' dell'attuale stretto di Gibilterra causando quindi un isolamento del Mare dall'Oceano Atlantico con conseguente evaporazione delle acque. In tutto il bacino (e quindi anche nella fossa di Caltanissetta) si vennero pertanto a formare depositi evaporitici costituiti prevalentemente dai sali precipitati dalle acque del mare.

La formazione di questi depositi salini ha rappresentato un bene economico non indifferente per lo sviluppo culturale e tecnologico di tutta la Sicilia. Fino a qualche anna fa', infatti, le numerose miniere di zolfo e sali potassici del bacino di Caltanissetta hanno dato occupazione a migliaia di lavoratori siciliani.

Aspetti Morfologici

Calanchi sulle marne argillose della Formazione marnoso-arenacea

Una formazione calanchiva sulle marne grigio azzurre della Formazione Marnoso-Arenacea.

L'aspetto morfologico del paesaggio risente ovviamente dell'evoluzione storica della regione. Tutta la Sicilia centrale, ricoperta dai sedimenti terrigeni derivanti dagli appennini disposti poco piu' a Nord e/o dai sedimenti evaporitici depostisi direttamente in loco, ha subito, nel corso della sua evoluzione, ripetuti stress di natura tettonica che hanno causato sollevamenti, deformazioni, ribaltamenti e piegamenti di vaste aree.

Il prodotto finale e', chiaramente, una conseguenza e una miscellanea di tutti questi fattori. Poiche'i terreni presenti nella zona in esame, per loro stessa natura, risultano essere piuttosto plastici, non si vennero a creare vistose rotture di pendenza e marcate fratture tra le diverse litologie o in seno alla stessa formazione. Il paesaggio della Sicilia centrale risulta essere pertanto poco acclive, caratterizzato da basse quote (difficilmente si superano i 1000 m.), con leggere rotture di pendenze e colline dolcemente confluenti le une nelle altre separate, per lo più, da modeste incisioni e letti fluviali di corsi d'acqua a carattere stagionale.

Quelle poche rotture di pendenza, visibili anche a notevoli distanze, sono generalmente impostate su rocce più tenaci (quali ad esempio i calcari) che, fratturate in più punti, conferiscono al paesaggio un aspetto più vario.

Caratteristiche sono le strutture denominate "cuesta". Piccole colline che presentano in sommità delle litologie tenaci (generalmente calcaree) e che pertanto spiccano nel panorama circostante emergendo sottoforma di vere e proprie zattere, spesso inclinate con angoli variabili tra i 5 e i 30 gradi, e solitamente incise da corsi d'acqua che scorrono ortogonalmente ad esse.

La morfologia del paesaggio consente pertanto l'accumulo di abbondanti detriti alla base delle litologie piu' tenaci, con conseguente localizzazione di aree franose dettate sia dalla natura dei terreni che dalle caratteristiche climatiche dell'area. La' dove invece si riscontrano terreni piu' argillosi (praticamente in buona parte della zona presa in esame) si vengono a creare, soprattutto nei versanti esposti a Sud dove il sole batte piu' forte, i cosiddetti "calanchi", generati per prosciugamento del terreno e successivo dilavamento ad opera delle piogge che, incanalandosi in brevi scanalature, incidono il versante disegnando caratteristiche sculture.

Altre strutture tipicamente caratteristiche di questo paesaggio sono le "Maccalube" di Terrapelata (vicino Caltanissetta) e Aragona (vicino alla costa agrigentina). Si tratta di piccoli edifici vulcanici generatisi per risalita di gas formatisi in seguito a decomposizione di sostanze organiche all'interno della crosta terrestre. Trascinando acqua e particelle argillose durante la loro risalita, questi gas hanno generato piccoli coni vulcanici che rappresentano un interessantissima tappa turistica per quanti decidono di trascorrere le loro vacanze in questa zona.

L'apporto antropico ha infine rimodellato, a volte profondamente, l'aspetto di questa regione, deturpandola sia dal punto di vista estetico che, cosa ancora piu' grave, anche da quello naturalistico. La cementificazione selvaggia e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse della regione (miniere e cave) hanno infatti profondamente danneggiato l'equilibrio naturale causando danni di notevole consistenza, economica, naturale e sociale.

Cenni di climatologia

Una briglia lesionata dall'impeto dell'acqua lungo l'alveo del torrente Torcicoda.

Una briglia lesionata dall'impeto dell'acqua lungo l'alveo del torrente Torcicoda.

Volendo fornire un'indicazione delle caratteristiche climatiche della zona ho preso come spunto i dati pluviometrici e termometrici delle stazioni siciliane, abbondantemente presenti in tutto il territorio preso in esame.

Da un analisi dei dati si ricava che la Sicilia puo' essere definita come una regione caratterizzata da un clima temperato mediterraneo o, con maggiore precisione, si può parlare di clima temperato caldo con prolungamento della stagione estiva e inverno mite. Le temperature medie invernali sono superiori ai 5 gradi centigradi mentre quelle minime scendono solo raramente al di sotto di 0 gradi. E' il caratteristico clima di collina con temperatura media di 16 gradi, in cui il mese piu' caldo risulta essere Agosto (24°C) e il piu' freddo Gennaio (7°). Il mese piu' soleggiato è Giugno (14,6 ore) mentre il minimo annuo si riscontra a Dicembre (9,4 ore).

Le precipitazioni sono minime in Luglio (con conseguente portata minima dei corsi d'acqua in Agosto) e massime a Dicembre. Si va da 0 mm di pioggia caduta in Luglio agli oltre 76 mm caduti in Dicembre con una media annua di 540 mm, inferiore a quella generale del territorio nazionale pari a 970 mm annui. Con 69 giorni piovosi l'anno la Sicilia centrale si puo' considerare una zona a media intensita' pluviomentrica.

I venti soffiano prevalentemente (oltre il 70%) da Nord-Ovest e, per il restante 30% da Ovest; mentre raramente spirano da Est , da Sud o da Sud Est. Sono concentrati maggiormente durante le ore pomeridiane e hanno una velocita' compresa tra 15-20 Km/h (nelle giornate meno ventose) e 45-50 Km/h (nelle giornate particolarmente ventose).

Cenni di geologia e idrogeologia

Successione stratigrafica a Monte Capodarso (EN).

Successione stratigrafica a Monte Capodarso (EN). Da destra verso sinistra si riconoscono i gesi del II ciclo, i trubi e la formazione marnoso-arenacea, caratterizzata dalle marne e dalle calcareniti a tetto.

Come accennato sopra, la geologia dell'area e' piuttosto complessa e riflette le numerose vicissitudini storiche attraversate dalla regione.

Dall'alto verso il basso si possono riconoscere le seguenti unita' litologiche (ricordo che dal punto di vista geologico le unita' piu' antiche sono quelle che si sono formate prima e che pertanto, salvo capovolgimenti dovuti a fenomeni tettonici, si trovano piu' in profondita' nel terreno):


Per "raccontare" la storia evolutiva della Sicilia ed evidenziare gli aspetti geologici piu' interessanti ho ritenuto opportuno schematizzare il tutto in pochi punti che, spero, possano essere di immediata comprensione.

Lo stress tettonico Miocenico con formazione della Catena Appennica Siciliana e del Complesso Argilloso di Base.

L'Orogenesi Miocenica, avvenuta durante il Tortoniano, ha generato un sollevamento di alcune aree tirreniche e della Sicilia settentrionale con conseguente formazione di una zona di depressione nella Sicilia centro-meridionale. Si e' avuto pertanto un raccorciamento delle aree di sedimentazione che ha causato una rimescolanza delle litologie in esso contenute generando un deposito caotico costituito da argille, argille marnose scagliettate, marne fortemente tettonizzate con inclusi litoidi di varia eta', natura e dimensione.

Al "Melanges" varicolori che si e' cosi' venuto a formare e' stato attribuito il nome di "Complesso Argilloso-Marnoso". Su di esso poggiano i sedimenti terrigeni ed evaporitici piu' recenti.

Il riempimento del bacino ad opera dei sedimenti derivanti dalla catena appenninica siciliana. Genesi della Formazione di Cozzo Terravecchia.

Subito dopo il sollevamento delle aree settentrionali della Sicilia e successiva formazione della Catena Appenninica Siciliana si ebbe il colmamento del bacino con i prodotti derivanti dallo smantellamento delle aree emerse. Piano piano tutto il bacino comincio' a colmarsi con questi sedimenti che generarono argille e argille sabbiose, sabbie, conglomerati e calcareniti.

La chiusura del Bacino del Mar Mediterraneo. Scarsa ossigenazione e moria abbondante di pesci.

La diatomiti della Formazione Tripoli

Le diatomiti della Formazione Tripoli

Lo stesso fenomeno orogenetico che porto' alla genesi della catena appenninica siciliana ha causato la chiusura del bacino del Mar Mediterraneo in prossimita' dell'attuale stretto di Gibilterra. Le acque intrappolate all'interno del bacino cominciano pertanto ad arricchirsi in sali (prevalentemente carbonato di calcio, CaCO3) e ad impoverirsi di ossigeno. In queste condizioni molti pesci non trovano piu' le condizioni favorevoli alla vita e si ha pertanto un'elevata moria di organismi.

Si vengono a formare pertanto rocce ricche di silicio (derivante dal guscio siliceo delle diatomee, organismi che trovano facile sviluppo in questo ambiente) con elevato contenuto fossilifero per via della presenza dei resti organici dei pesci deceduti. Questo evento e' oggi testimoniato dalle elevate tracce fossili rinvenibili all'interno delle diatomiti del Tripoli, una roccia leggera, bianca, stratificata a "fogli" sulle cui facce sono presenti tracce di interi pesci o resti organici di varia natura molto ambite dai collezionisti.

La chiusura del Bacino del Mar Mediterraneo. Forte evaporazione delle acque con conseguente deposito dei sali presenti in esse.

Stratificazioni Stratificazioni
sui gessi del
II ciclo

La chiusura del bacino del Mediterraneo ha generato un isolamento delle acque del bacino da quelle del resto dei mari. Lo scarso apporto di acque provenienti dai fiumi non riusci' a bilanciare l'elevata evaporazione. Si ebbe pertanto una violenta diminuzione delle acque presenti nel bacino con conseguente deposizione dei sali in esse contenuti. I primi sali a depositarsi furono i carbonati di calcio (CaCO3) che portarono alla formazione del "Calcare di Base" (cosi' chiamato proprio perche' sta alla base della serie evaporitica).

Successivamente si depositarono i solfati di calcio (CaSO4) che portarono alla formazione dei gessi (CaSO42H2O). Durante la fase di massima evaporazione si ebbe la deposizione dei sali piu' solubili. Si formarono quindi i sali potassici, oggi abbondantemente presenti nel sottosuolo della Sicilia centrale. Durante la deposizione dei gessi si ebbe un ulteriore fase diastrofica (uno stress tettonico) che porto' alla separazione dei gessi depositatisi prima (gessi del I¡ ciclo o gessi di Cattolica Eraclea) con quelli depositatisi dopo (gessi del II¡ ciclo o gessi di Pasquasia).

La separazione e' oggi testimoniata dalla deposizione dell'Arenazzolo.

Riapertura del bacino del Mediterraneo. Veloce colmamento del bacino ad opera delle acque provenienti dall'Oceano Atlantico. Deposizione dei Trubi, una roccia caratteristica di mari di elevata profondita' (500 m. e oltre).

Quando si ristabilirono le comunicazioni tra il Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico si ebbe un veloce colmamento del bacino (alcuni autori sostengono che si sia trattata di una vera e propria cascata). In esso si instaurarono condizioni di deposizione pelagica (vale a dire condizioni tipiche di ambienti di mare profondo). Il risultato e' la formazione di una roccia bianca ("Trubi"), in parte calcarea e in parte argillosa, costituita prevalentemente dai gusci carbonatici di alcuni organismi caratteristici di ambienti di mare profondo ("globigerine").

Un'altra fase diastrofica. Lo stress tettonico ha portato al sollevamento delle rocce formatisi fino a questo momento ("Serie Evaporitica" e "Trubi"). Deposizione della Formazione Marnoso-Arenacea.

Subito dopo la deposizione dei Trubi si ebbe un ulteriore fase di stress tettonico che porto' al sollevamento dell'area e all'emersione delle rocce depositatesi in mare. La conseguenza fu l'erosione delle rocce venutesi a trovare allo scoperto e quindi soggette agli agenti esogeni (pioggia, vento, sole, etc...) con successiva deposizione nel bacino dei prodotti derivanti da codesta erosione. In particolare, le zone circostanti il centro abitato di Caltanissetta (Zone di Capodarso, Pasquasia, Sabbucina), furono interessate da deposizioni tipiche di ambiente di delta (sfocio di fiume).

Approssimativamente lungo questa zona si venne ad impostare la costa del mare che, subendo ripetute oscillazioni Nord-Sud, causo' la formazione di rocce alternativamente di costa o di mare poco profondo. Il risultato e' la Formazione Marnoso-Arenacea.

Laminazioni incrociate nelle calcareniti di Monte Capodarso.

Laminazioni incrociate nelle calcareniti di Monte Capodarso.

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